FESTA DELLA MAMMA - 11 Maggio 2008
I FICHI DI MADRE PROVVIDENZA
Da “Ritorno alla Madre” (2003)
Una breve memoria struggente di un‘infanzia di guerra, stentata ma felice, grazie alla madre, infaticabile trottola nei giorni della borsa nera. Da un ragazzo di allora ai ragazzi di oggi. In Memoriam.
Una scodella di fumigante “pancotto” insaporita di foglie d’alloro se d’inverno,e magari con l’aggiunta di pochi fichi secchi,prodotto di nicchia pluricentenario elogiato anche dal nostro Galateo,o,se d’estate un piatto di “acqua e sale” con gli scarsi avanzi di pane duro e raffermo,sui quali la madre versava una “croce d’olio”,aggiungendo un bel po’ di fichi freschi screziati dalla buccia violacea,colti a San Vito,erano pur sempre,l’uno e l’altro,una cena degna di tal nome,e,perfino insaporita di felicità.La raccolta di fichi si faceva a giorni alterni.La sera prima mia madre diceva: “Domani tutti e tre a San Vito”.Bastava quell’annunzio perché andassimo a dormire prima del solito,in modo da poterci svegliare a levata di sole per la spedizione.
A San Vito,contrada sita poco a Nord di Pommo,mia madre aveva identificato un ficheto e vi si era fatto affittare un bell’albero di grossi fichi che chiamavamo “melanzani” per via della loro buccia del colore delle melanzane.Mia madre li coglieva girando tutto intorno all’albero,ed io le reggevo il paniere.Esaurita la raccolta ai rami bassi,toccava a me arrampicarmi sulla pianta e,saltellando da un ramo all’altro con leggerezza di acrobata,svitare i grossi fichi e deporli nel paniere che ora era mia madre a tendermi,sollevandosi sulla punta dei piedi.
Parte dei fichi li mangiavamo freschi per integrare il nostro vitto quotidiano;i più,però,erano destinati all’essiccatura per essere conservati per l’inverno.Mia madre li spaccava in due a partire dal picciolo,ma senza staccare le due metà,quindi li metteva in bell’ordine sul “canniccio”,una grata di canne tagliate a metà,poggiata a sua volta su due cavalletti. Dopo lo scarto e la cottura(un po’ di essi venivano maritati con una mandorla abbrustolita,un’idea di limone e un pizzico di noce moscata) i fichi venivano deposti in cavernose capase di creta che ce li conservavano anche fino a primavera. Il rito comprendeva anche una parte per me che introducevo il piede destro avvolto in un panno e,con tutto il peso del mio corpo, premevo sulla massa dei fichi all’interno della capasa per comprimerli,per appiattirli quasi a mò di sardine.
Con la tasca piena di fichi secchi,da mangiucchiare uno ogni tanto,anche a scuola si stava più tranquilli,e forse più motivati.
Fino a che non è esplosa l’età dei consumi,il fico da queste parti ha conteso il primato arboreo all’olivo e alla vite.Ha rappresentato per i poveri e per gli indigenti un succedaneo del pane,anzi il secondo pane quotidiano.
Così mia madre,con la sua innata saggezza,aveva capito,come tanti altri, che i fichi avrebbero integrato il vitto scarso dei suoi bambini e potuto smorzare le rivolte dei loro stomaci.”
P.S. Come è evidente, a qualsiasi età, madre e figli continuano a rimanere indivisibili,anche post mortem,dell’uno e/o dell’altra. E questo ci spinge a rileggere la memorabile poesia di Raffaele Carrieri:
MAI NESSUNO CI DIVISE:
Quante guerre e tempeste
Per una sola vita.
Solerte come la formica
Hai sospinto la briciola
E fatto il tetto.
M’hai portato nel petto
Come la spina trovatella
Che può diventar fiore
Ma pure chiodo o stella.
Quante offese,quante rese,
mani aperte, porte chiuse;
come il sale dentro il mare
mai nessuno ci divise. (R.Carrieri)
N.B.Pommo e San Vito sono due contrade di Galatone che occupano le aree a sud di via XX Settembre,la prima fino a presso a poco Viale Moro,la seconda da quel viale fin quasi a ridosso del cimitero.
postato da: vittzacchino alle ore 09:22 | Permalink |
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