lunedì, 03 marzo 2008
 LA POESIA  CONTRO LA BARBARIE CHE   CI ASSEDIA  DALLE  ALPI  AL  SALENTO
a cura di Vittorio Zacchino
I Poeti spesso riescono meglio di chiunque a leggere i fatti e ad interpretarne la drammatica crudezza. La Repubblica che affonda nello sterco e  muore fra le chiacchere dei talk show televisivi, o il piccolo paese in mano a gang di Unni, che lo tengono in ostaggio, e se lo palleggiano,  immorali e ignoranti, beceri e autoreferenziali, immobili e incartati su se stessi, che non s’accorgono  del male che fanno  e che si fanno.
Leggiamo, meditiamo,  vigiliamo, non dimentichiamo, indignamoci ,insorgiamo.
 
M. LUZI ,  Muore ignominiosamente la Repubblica
 Muore ignominiosamente la Repubblica.
 Ignominiosamente la spiano
 i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
 Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.
 Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
 si sbranano ignominiosamente fra di loro i suoi sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
 meno la morte medesima- cerco di farmi intendere
 dinanzi a non so che tribunale
di che sognata equità. E l’udienza è tolta.
 
G. RABONI, Canzone dell’unico vantaggio
E’ vero , la sinistra non c’è più,
c’ è un profluvio di destre
d’ogni tipo, formato e sfumatura
e in tanta oscena abbondanza decidere
sarebbe a dir poco difficile
se spuntato verso il crepuscolo
dalla vernimosa fermentazione
dei rimasugli della guerra fredda
e dei rifiuti dell’ancien régime
a capo di una non ci fosse lui,
il palazzinaro centuplicato
da venerabili benevolenze,
l’imbroglione da mercato rionale
trasformato a furor di video
in unto del Signore.
Finché, mi dico, Dio ce lo conserva
E i suoi squadristi in doppiopetto o blazer
ce lo lasciano fare
Sapremo sempre contro chi votare.
 
Or qui ci sono gli Unni
 
Asserragliati nel recinto
del comunal potere,
ostentano d’aver vinto,
trovato posto al sedere.
 
La greve loro giornata
scorre fra sterili temi,
galleggia la ciurma sbandata,
rinuncia all’uso dei remi.
 
Conteggiano ogni risorsa,
limano sempre la spesa
ignorano cos’è la borsa,
snobbano qualunque impresa.
 
S’aggirano ottusi nell’orto
concimano propri elettori;
il paese qua e là è già morto,
gli servon  ben altri dottori.
 
O terra mia, perché tanta pena?
Ti vagheggiavo amico porto,
viene meno ormai ogni lena,
si sta  come alla veglia d’un morto.
 
Terra sempre più brulla e tersa,
che ragazzo sognai fatamorgana,
catturi ancora il cuore di chi resta,
il pensiero di chi se ne allontana.
 
Si sta, ahimé, sottoposti agli Unni,
 ci tengono  in permanente assedio,
fatti uguali son maestri e alunni,
c’è dappertutto torpore e tedio.
Se non cambia il vento
sarà vano sperare salvamento.
 
 
D.M.TUROLDO, Almeno l’amore fra voi
 
Non credo, terra, che fiorirai ancora
a lungo:troppe sono le lacrime
dei poveri, lacrime divenute
veleno di questi giardini,
e del pane e dell’acqua che beviamo.
 
Ora Dio non può non intervenire,
non può restarsene indifferente !
E più non c’è da credere
Nemmeno alle chiese?
 
La più amara inondazione della terra
Sono le lacrime della povera gente,
lacrime silenziose e segrete:
acqua e sangue che gonfiano i fiumi
di tutti i paesi :
 
impossibile che non succeda l’evento,
impossibile che non debba accadere!
Fede è ribellarsi,
Fede è rompere le catene.
Credere è fare giustizia!
 Morire non conta: poveri
Di tutto il mondo, unitevi,
fondete la vostra collera muta
in un unico mare.
 
Poi uscite dalle locations,
dalle vostre segregazioni:
appena vi muovete compatti,
la terra tremerà.
 
Un mondo di fatui e vili
I signori che vi governano,
tutti assisi sui troni
di stoltezza; e pure
gli intellettuali sono
gente inutile.
Poveri, siete soli ma siete
Moltitudini:almeno
l’amore fra voi segni
l’inizio di un altro evo.
 D. MORO, Disperazione
SEI NATO CON DUE DONI MALEDETTI,
IL TUO CHIARO PENSIERO E LA PAROLA.
A CHE SERVANO IGNORO.
INVANO TI  RIBELLI.
LA TUA PAROLA D’ORO
ROTOLA VANA TRA MILLE COSE VANE.
IL TUO PENSIERO NON SUPERA LE CAPPE DEI CAMINI
NELLA NOTTE SOVRANA.
INVANO TI TORMENTI .
TU PENSI E PARLI AI VENTI,
A MORTI CHE VIVI PAR CHE VADANO SERENI
LUNGO STRADE E CONTRADE.
ANCHE TU SEI GIA MORTO
COL TUO CHIARO PENSIERO E LA PAROLA.
NON  PARLARE,NESSUNO T’ODE.
NON PENSARE, NON VALE.
TI RODE
IL PENSARE CHE TUTTO FINISCE.
NON PENSARE, NON PARLARE
IN UNA PLAGA  DI MORTI
TU MORTO   
  (D. MORO )

 
V.BODINI, La luna dei borboni
·        O mio paese
·        Così sgradito
·        Da doverti amare.
 
 
 
 
 
 
 
postato da: vittzacchino alle ore 20:25 | Permalink |
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