domenica, 22 giugno 2008
 CULTURA E TURISMO  
LA GROTTA DELLA POESIA E IL MASSACRO DELL’INFORMAZIONE
 
                                                                                              di   Vittorio  Zacchino
Quando si vuole enfatizzare un oggetto o un luogo, ma anche quando lo si deve semplicemente reclamizzare, e quindi vendere, l’ estrosità inventiva dei pubblicitari fa di tutto per accendersi e superarsi. La Tv docet con i suoi assurdi spot. Tale è la sorte della popolarissima Grotta della Poesia sita a Roca lungo la costa che va da San Cataldo a Lecce. Mare bellissimo, area archeologica con mitiche suggestioni messapiche,e la poesia del paesaggio, che comprende anche il fascino della storia medievale tra fortificazioni disposte da Gualtieri VI di Brienne e rafforzamenti adottati nel 1480 da Giulio Antonio Acquaviva  per contrastare le incursioni dei Turchi attestati a Otranto.
Ce ne sarebbe quanto basta per attarvi chiunque. Ma no.L’immaginario popolare ha bisogno di altro, specie se si tratta di proporre un piacevole Weekend. Ed ecco allora i pubblicitari, che non sono soltanto i grafici, ma anche i professionisti dei pieghevoli, allargare lo scenario ad “una principessa la cui avvenenza richiamò poeti dall’intera penisola italica”, e i due faraglioni che evocano l’altra leggenda della metamorfosi di due infelici sorelle. Così Antonella Lippo nel Corriere del Mezzogiorno di Giovedì 19 Giugno u.s.
Bei luoghi, indubbiamente. Ma si dovrebbe andare più cauti nel dare spiegazioni estrose, perfino considerate più credibili, e divulgare banalità tipo “ il termine greco medievale posià , che indica l’atto del bere acqua dolce, data la presenza di una sorgente che sgorga nella cavità”. A mio parere, quando si fa di tutto per valorizzare il posto, con visite guidate tutto l’anno, come fa l’Associazione Culturale Studentesca UniRoca - ci si dovrebbe porre onestamente l’obiettivo della informazione più corretta e del rispetto delle fonti accreditate.
Può invece succedere quel che è accaduto al grande Eugenio Montale( a dispetto della filosofia del merito proclamata dalla Ministra Gelmini) con la sua poesia Ripenso il tuo sorriso, sconosciuta  prima che agli studenti agli  stessi esperti ministeriali che la proponevano, a riprova di una scuola già scarsa nei  docenti e nei dirigenti.
Per tornare alla Grotta della Poesia, non si può prescindere, anche da parte di autori di depliant turistici, da un’opera classica e fondamentale, il cinquecentesco De Situ Iapygiae di Antonio De Ferrariis Galateo il quale parlando della profonda fossa scavata dal mare afferma testualmente:
“ Eam foveam incolae graexco nomine PRODOSIAN vocant, non proditionem possumus dicere. Fama est per hunc quasi cuniculum urbem captam ac deletam fuisse – Tradotto Da Domenico .Defilippis: Gli abitanti chiamano quella fossa prodosìa, adoperando un termine greco che potremmo tradurre con << tradimento>>. E’ infatti fama che di essa ci si servì ,quasi a mò di cunicolo, per prendere e distruggere la città”.
La frettolosità e la superficialità non possono essere la cifra della pseudo cultura e della divulgazione. Il sommo Galateo, sistematicamente e spudoratamente  messo da parte, in patria e fuori, dovrebbe essere rispettato un po’ più. E parimenti il turista che viene qui da noi recando beneficio economico.. Non è possibile impegnare grosse risorse per attrezzare musei e strutture turistico culturali, tipo Vaste, ed ignorare che proprio a Vaste il grande Galateo aveva rinvenuto  la  seminale,  famosa epigrafe, madre di tutte le epigrafi  messapiche.
Serve darsi una regolata.
postato da: vittzacchino alle ore 17:10 | Permalink |
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